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11 September, 2026

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verde inglese pantone

Senza dubbio abbiamo tutti presente quel tono di verde, a volte citato a sproposito, che evoca immediatamente le brughiere e l’eleganza britannica: il celebre verde inglese.

Se da buoni patrioti riconosciamo al primo sguardo il Rosso Ferrari — un’icona cromatica che ha travalicato i confini dell’automobilismo — altrettanto nobile e ricco di storia è il suo corrispettivo d’Oltremanica. Parliamo del verde inglese o, per essere filologicamente corretti, del British Racing Green, nato (anche lui) insieme agli autodromi. Siamo ad inizio ‘900, ed ogni scuderia sceglie di adottare un proprio colore per distinguersi durante le competizioni in pista.
All’epoca, i colori della bandiera britannica (rosso, bianco e blu) erano già stati presi da Stati Uniti (poi ceduto all’Italia), Germania e Francia. Si dice che scelsero il verde come omaggio all’Irlanda, dove si tenne la Gordon Bennett Cup del 1903.

Foto © Racing Green Car Storage

L’Irlanda e le origini del colore

Come accennavo prima, la scelta del verde nasce da un “inghippo” regolamentare e un gesto di cortesia.
Nel 1902, l’inglese Selwyn Edge vinse la Coppa Gordon Bennett su una Napier. Secondo le regole, la nazione del vincitore doveva ospitare la gara l’anno successivo.

Tuttavia, in Gran Bretagna le corse automobilistiche erano illegali sulle strade pubbliche. La soluzione? Spostare la gara in Irlanda (allora parte del Regno Unito), dove le leggi erano più permissive.

  • Per ringraziare l’ospitalità irlandese, le auto britanniche vennero dipinte di Verde Trifoglio (Shamrock Green).

  • Da quell’omaggio del 1903, il verde divenne il colore ufficiale del Regno Unito nelle corse.

Ma qual è il vero verde inglese?

Qui sta il bello: non esiste un unico codice colore universale. A differenza del Rosso Ferrari (che ha codici Pantone ben precisi), il BRG è variato enormemente nei decenni:

  • Napier (1903): Era un verde oliva scuro.

  • Bentley (anni ’20): I celebri “Bentley Boys” correvano a Le Mans con un verde foresta quasi nero, molto opaco e severo.

  • Lotus e Aston Martin (anni ’50/’60): Introdussero tonalità più chiare e brillanti, a volte metallizzate, per risaltare sotto le cineprese e il sole dei circuiti.

  • Jaguar: Ha forse reso la tonalità più celebre con la Type E e le leggendarie D-Type, usando un verde profondo e lucido.

Codice del colore Verde Inglese

Tabella codici del colore BRG, dal sito ColorHexa © 2026

Non esiste un codice specifico ma troviamo riferimenti molto fedeli al colore in questione, con tutti i gradienti delle sue sfumature, oggi molto apprezzati anche nel mondo della moda e del design di arredo.

Il verde inglese è il pilastro del cosiddetto British Country Style. È il colore nato per mimetizzarsi nelle tenute di caccia della nobiltà britannica.

  • Il Barbour: Non si può parlare di verde inglese senza citare l’iconica giacca in cotone cerato. Il colore “Sage” o “Olive” dei Barbour è diventato l’uniforme globale di chi vuole apparire pragmatico ma raffinato.

  • Il Tweed: Nelle trame dei tessuti in lana delle Highlands, il verde inglese fa da base per i quadri (check) e i motivi spigati, richiamando i muschi e le foreste del Nord.

  • Versatilità: È un colore “neutro non-neutro”. Si abbina divinamente con i toni della terra (marrone bruciato, ocra, testa di moro) ma esplode di eleganza se accostato al bordeaux o all’oro.

  • Il Velluto: Un abito da sera o un blazer in velluto verde inglese è un classico intramontabile: la texture del tessuto esalta le sfumature profonde del colore, rendendolo quasi cangiante.

Royal Family al matrimonio di Harry e Meghan - © Alexi Lubomirski/AP/REX/Shutterstock

Il verde inglese psicologicamente, trasmette calma e serietà. È il colore di chi ha radici solide. 
Storicamente associato ai club privati e ai college della Ivy League, mantiene un’aura di “lusso sussurrato” (il Quiet Luxury di cui si parla tanto oggi).

Nell’arredamento, il Verde Inglese è il colore del “potere calmo”. Se il rosso  eccitante e il blu è rilassante, il verde inglese è autoritario e accogliente.

È una tonalità che trasforma una stanza comune in uno “studio privato” o in una biblioteca d’altri tempi.

Foto di © Andrew Miller

Lo stile “Old Money” e le Biblioteche

È il colore d’elezione per gli ambienti dedicati alla riflessione e alla lettura.

  • Pareti profonde: Dipingere una stanza di verde inglese (magari con una finitura opaca o chalky) crea un effetto scatola che avvolge chi vi entra.

  • Il divano Chesterfield: È l’abbinamento iconico. Un divano in pelle capitonné verde scuro è il pezzo forte di un salotto che vuole comunicare solidità e storia.

  • La lampada da banchiere: Hai presente la classica lampada con la base in ottone e il paralume in vetro verde? Quello è il tocco finale fondamentale per richiamare gli uffici legali e le banche della City londinese.

Il fascino delle “English Kitchens”

Negli ultimi anni, il verde inglese è esploso nel design delle cucine moderne in stile Shaker.

  • Contrasti materici: Si sposa divinamente con i piani di lavoro in marmo bianco (Carrara o Calacatta) e con la rubinetteria in ottone o oro spazzolato.

  • Il tocco rustico: Abbinato a pavimenti in cotto o legno scuro, ricrea immediatamente l’atmosfera delle cucine delle grandi tenute di campagna inglesi (stile Downton Abbey).

 

Cos’è per noi questo verde inglese?

In definitiva, il verde inglese è molto più di una semplice coordinata cromatica. È un filo conduttore che unisce il rombo dei motori a Silverstone, il silenzio di una biblioteca antica e l’eleganza senza tempo di un cappotto in tweed. Se il rosso è il colore della velocità pura e della passione che brucia, il verde inglese è il colore della persistenza: una sfumatura che non ha bisogno di gridare per farsi notare, perché sa che la vera classe risiede nella discrezione. Sceglierlo oggi, che sia per un’auto, un abito o una parete di casa, significa fare una dichiarazione di stile che ignora le mode per abbracciare l’eterno.

Fonti

© Wikipedia
© Racing Green Car Storage
© Cromorama – Riccardo Falcinelli – Einaudi
© Colorama – Campionario Cromatico, L’Ippocampo
© A.D.
© La teoria dei Colore – Goethe

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