CLEOPATRA (1963) – Il film che fece quasi fallire Hollywood…
Storia di un kolossal senza precedenti
Cleopatra del 1963 non è solo un classico del cinema, ma uno dei progetti più titanici e travagliati mai realizzati nella storia di Hollywood. Con un budget esploso dai 2 milioni di dollari iniziali fino a raggiungere la sbalorditiva cifra di 44 milioni (equivalenti a circa 450 milioni di dollari nel 2026), la pellicola sfiorò il disastro finanziario, portando lo studio 20th Century Fox sull’orlo della bancarotta e costringendolo a chiudere per sei mesi, vendere terreni ed interrompere altre produzioni ad hollywood, con la perdita di oltre 2.000 posti di lavoro.
Nel 1963, anno di uscita, fu il film con maggiore incasso, ma nonostante questo ci vollero anni per recuperare le spese megalomani sostenute per l’opera magna che la pellicola rappresenta.
In termini di paragoni:
nello stesso anno, in Italia, esce nelle sale Il Gattopardo, di Luchino Visconti.
Opera di disarmante bellezza ed eleganza, poesia su pellicola, con location mozzafiato, scene incredibili (si pensi al ballo, girato a Palazzo Valguarnera-Gangi a Palermo) e sceneggiature meravigliose.
Beh, questo film, costò 3 miliardi di lire, una cifra davvero irrisoria se paragonata a Cleopatra, ma tanto grande da portare (anche qui) la casa di produzione sull’orlo del fallimento, stavolta era il caso della Titanus.
Lievitazione dei costi e stranezze sul set
Le riprese iniziarono a Pinewood, in Inghilterra, sotto la regia di Rouben Mamoulian. Il clima freddo e piovoso creò enormi problemi (dalle comparse egiziane infreddolite al deterioramento dei set). Quando Elizabeth Taylor si ammalò gravemente di polmonite, la produzione si fermò per mesi. Il risultato? Con soli 10 minuti di girato utile, la Fox aveva già speso 7 milioni di dollari (circa 80 milioni di dollari di oggi). Il set inglese fu completamente abbandonato e si dovette ricominciare da capo a Roma.
Inizia qui l’epopea a Cinecittà…
Spostare la produzione in Italia significò ricostruire da zero l’intera Alessandria d’Egitto e il Foro Romano. I set creati negli studi di Cinecittà furono così imponenti che provocarono una vera e propria carenza nazionale di materiali da costruzione (come legno e cemento) e un aumento dei costi di manodopera in Italia.
Facile forse da leggere, impensabile anche da immaginare, tutto questo per un singolo film.
Liz Taylor fu la prima attrice a firmare un contratto da 1 milione di dollari, per l’epoca una cifra astronomica.
Grazie a clausole penali per i ritardi di produzione, costi di vitto/alloggio per la sua corte di collaboratori e royalties sugli incassi, arrivò a incassare oltre 7 milioni di dollari (pari a oltre 75 milioni di dollari attuali).
Il cambio di regista.
I vertici della 20th Century Fox, terrorizzati dai costi fuori controllo e dall’assenza di progressi, iniziarono a fare pressioni fortissime su Mamoulian affinché girasse delle scene senza la Taylor (a causa della polmonite subì anche una tracheotomia d’urgenza). Il regista rifiutò di girare materiale che riteneva inutile e arrivò ai ferri corti con la produzione. Sotto un’immensa pressione, nel gennaio 1961 Mamoulian rassegnò le dimissioni (o fu costretto a farlo, secondo alcune fonti dell’epoca).
Per salvare la situazione, il produttore Walter Wanger fece il nome di Joseph L. Mankiewicz, una scelta strategica per diversi motivi…
Mankiewicz aveva già vinto 4 Premi Oscar (tra cui due per la miglior sceneggiatura e due per la miglior regia per Scandalo a Filadelfia e Eva contro Eva). Aveva le capacità necessarie per riscrivere da cima a fondo l’intero copione mentre dirigeva.
Aveva già lavorato con Elizabeth Taylor, una fortuna non da poco, visto l’oceano di guai in cui navigava lo staff. I due avevano collaborato con successo un paio d’anni prima nel film Improvvisamente l’estate scorsa (1959) e c’era una forte stima reciproca.
Mankiewicz aveva esperienza con i drammi storici, aveva diretto nel 1953 l’adattamento del Giulio Cesare di Shakespeare con Marlon Brando, dimostrando di saper gestire personaggi e ambientazioni dell’Antica Roma.
Per anni la Fox pagò fior di quattrini a diversi autori (tra cui Nigel Balchin, Dale Wasserman e Lawrence Durrell) per sfornare bozze che venivano continuamente scartate.
Quando Joseph L. Mankiewicz subentrò alla regia, pretese di riscrivere l’intera storia. Poiché le riprese erano già in corso a Cinecittà e la macchina produttiva non poteva fermarsi, Mankiewicz passava le notti a scrivere le scene che gli attori avrebbero dovuto recitare la mattina seguente.
Riscrivere il film in tempo reale costò una fortuna in straordinari per gli script supervisor e costrinse a girare in ordine cronologico (uno dei metodi meno efficienti ed economicamente più devastanti nel cinema).
Mentre la sceneggiatura veniva continuamente riscritta dal nuovo regista, centinaia di comparse, acrobati e maestranze a Cinecittà rimase sotto contratto per settimane senza girare nemmeno una scena, venendo comunque retribuite dalla Fox.
Altro pesante contributo alle casse della casa di produzione.
La crisi della Fox e le misure drastiche per far fronte alle spese
Come scritto sopra, tra il 1961 e il 1962, mentre Cleopatra inghiottiva milioni su milioni, la 20th Century Fox andò letteralmente in crisi di liquidità…
Il presidente dello studio, Spyros Skouras, fu costretto a dimettersi. Il leggendario produttore Darryl F. Zanuck tornò al comando per salvare la società e adottò una politica di austerità totale, bloccando gran parte delle altre produzioni cinematografiche della Fox.
Per coprire i debiti immediati e pagare i fornitori, la Fox dovette vendere circa 260 acri dei suoi storici backlot (i terreni dei set a Los Angeles). Su quei terreni venduti per fare cassa nacque quello che oggi è il celebre quartiere d’affari di Century City a Los Angeles.
Per mesi la Fox operò quasi esclusivamente per completare Cleopatra, non avendo abbastanza risorse liquide per finanziare altri film.
Il più grande paradosso nella storia del cinema è che Cleopatra NON fu un flop di pubblico.
Quando uscì nelle sale nel 1963, fu il film con i maggiori incassi dell’anno in tutto il mondo, sfondando i 57 milioni di dollari di incassi lordi. Tuttavia, poiché il costo di produzione si era attestato su 44 milioni (a cui andavano sommati i costi di distribuzione e le percentuali da dare ai cinema e alla Taylor), il film andò in pareggio contabile solo nel 1966-1967, quando la Fox riuscì a vendere i diritti di trasmissione televisiva alla rete ABC per la cifra record di 5 milioni di dollari.
A salvare definitivamente la 20th Century Fox dal baratro non fu Cleopatra, ma un piccolo film musicale uscito due anni dopo: Tutti insieme appassionatamente (The Sound of Music, 1965). Costato solo 8 milioni di dollari, ne incassò quasi 300, ristabilendo le casse dello studio.
L’esperienza di Cleopatra segnò per sempre il mondo del cinema, da quel momento nacquero controlli finanziari molto più rigidi sui set, con assicurazioni speciali contro i ritardi delle star e una revisione profonda del sistema di contratti degli attori. Nessuno poteva più assumersi il rischio di girare pellicole simili senza paracadute finanziario.
La scena dell’ingresso di Cleopatra, la più costosa della storia del cinema.
Scenografie, costumi e produzione stellare
I costumi furono curati dalla celebre costumista Irene Sharaff (per Elizabeth Taylor) insieme a Vittorio Nino Novarese e Renié per gli altri attori e le comparse. Il reparto costumi vinse l’Oscar, ma a cifre esorbitanti:
- Il record di Elizabeth Taylor: La Taylor sfoggiò 65 cambi d’abito, un Guinness World Record per l’epoca. Solo il suo guardaroba personale costò quasi 200.000 dollari dell’epoca (oltre 2 milioni di dollari di oggi).
- L’iconico abito d’oro: L’abito dorato indossato per l’ingresso a Roma fu realizzato con foglia d’oro a 24 carati e intrecci di seta, confezionato interamente a mano.
- L’esercito di sarte: In totale vennero confezionati oltre 26.000 costumi completi per l’intero cast e le comparse, richiedendo l’ingaggio di centinaia di sarti e artigiani locali a Roma, prosciugando le scorte di tessuti e metalli pregiati delle sartorie teatrali italiane.
Altro record assoluto fu l’esercito di comparse utilizzate per le scene.
Gestire le scene di massa nel Foro Romano o la battaglia di Azio richiese un impiego umano senza precedenti per l’era pre-digitale.
Per la sola sequenza dell’ingresso di Cleopatra a Roma vennero usate circa 6.000 o 7.000 comparse contemporaneamente.
La produzione richiese la realizzazione di 79 imponenti scenografie:
Elementi mozzafiato come un Foro Romano costruito in proporzioni tre volte superiori a quello reale e una Sfinge monumentale alta quasi 11 metri (35 piedi) definirono la maestosità dell’opera.
Il compito di dare vita e movimento a queste immense cornici fu affidato al celebre coreografo Hermes Pan.
A lui fu data la responsabilità, senza badare a spese, di orchestrare la monumentale e famosissima sequenza dell’ingresso di Cleopatra a Roma, una parata sfarzosa che coinvolse enormi masse di comparse, cavalli, carri, ballerini, acrobati e animali esotici.
A causa dei ritardi nella scrittura e della pioggia a Roma, migliaia di comparse (e centinaia di ballerini, acrobati e mangiafuoco addestrati da Hermes Pan) vennero pagate giornalmente per settimane senza girare nemmeno un secondo.
Per le riprese delle battaglie, la produzione ingaggiò intere compagnie dell’Esercito Italiano a cui vennero forniti elmi, corazze e armi reali forgiate appositamente per il film.
Altro record di produzione rappresenta il pensiero tecnico e il sogno della qualità con il quale decisero di realizzare il film.
Il film non fu girato con le classiche apparecchiature dell’epoca, ma con le migliori ed eccentriche tecnologie del periodo:
Formato Todd-AO a 70mm: Il contratto della Taylor imponeva che il film fosse girato nel formato panoramico ad altissima risoluzione Todd-AO (sviluppato dal suo defunto marito Mike Todd). Questo richiedeva cineprese enormi, pellicole a 70mm estremamente costose sia da acquistare che da sviluppare e lenti speciali.
Lo stesso valeva per i costi della direzione delle luci, anche questa, per illuminare la scena ed impressionare la pellicola da 70 mm, lievitò nei costi dell’energia in modo esponenziale per una spettacolarità tecnica che possiamo definire come il padre dell’attuale IMAX.Gru e imbarcazioni gigantesche: Per la battaglia navale di Azio (girata nelle acque dell’isola d’Ischia) vennero costruite vere navi romane ed egiziane galleggianti e marcianti, complete di rostri e sistemi di remi.
Gru idrauliche e carrelli speciali: Per seguire il carro della sfinge lungo i set di Cinecittà furono usati macchinari e gru da cantiere pesante riadattati a carrelli cinematografici per sostenere le pesantissime cineprese a 70mm.
Si arriva infine alle spese logistiche e a qualche imprevisto, i costi indiretti legati al cibo, agli spostamenti e alla sicurezza toccarono cifre stellari:
Catering e Animali: La produzione dovette sfamare migliaia di persone ogni giorno. Inoltre, la presenza di centinaia di animali esotici (elefanti, dromedari, cavalli, felini) richiedeva veterinari, addestratori, cibo speciale e stalle costruite ad hoc.
- La “Tassa Paparazzi”: L’esplosione dello scandalo sentimentale tra la Taylor e Burton attirò centinaia di fotografi attorno a Cinecittà. La Fox dovette raddoppiare la sicurezza attorno agli studi, costruendo recinzioni più alte e ingaggiando guardie del corpo private per proteggere il set e le star.
- Sperperi e furti: Nel caos organizzativo di Cinecittà, molti fornitori gonfiarono i prezzi. Voci dell’epoca e resoconti contabili confermarono la sparizione nel nulla di tonnellate di legname, vernici e persino di alcuni veicoli della produzione.
Love story e gossip da record attorno al film
Quando Burton arrivò a Roma per interpretare Marco Antonio, Elizabeth Taylor era già la diva più pagata al mondo e quarta moglie del cantante Eddie Fisher. Burton, attore shakespeariano gallese dal carattere vulcanico, era sposato con la sua prima moglie, Sybil Williams.
Inizialmente la Taylor reputava Burton un seduttore arrogante. Il primo giorno di riprese insieme, tuttavia, Burton si presentò sul set con i postumi di una sbronza. Quando provò a prendere una tazza di caffè, gli tremava così tanto la mano che Liz Taylor dovette aiutarlo ad accostarla alle labbra. Quel gesto di vulnerabilità umana ruppe il ghiaccio.
La scintilla scoccò durante la ripresa di una scena di bacio tra Cleopatra e Marco Antonio. Il regista Joseph L. Mankiewicz chiamò lo “Stop!”, ma i due attori continuarono a baciarsi ignorando la troupe. Mankiewicz commentò con amara ironia: “Vi dispiace se interrompo? È ora di pranzo.” Da quel momento la relazione fu impossibile da nascondere.
La “Hollywood sul Tevere” degli anni ’60 divenne un campo di battaglia mediatico. Un fotografo italiano riuscì a scattare una foto della coppia a bordo di uno yacht al largo di Ischia, mentre si baciavano. La foto fece il giro del pianeta.
Lo scandalo di due star sposate che vivevano apertamente un flirt a Roma provocò una bufera contabile e morale. L’osservatore Romano condannò pubblicamente la coppia per “vagabondaggio erotico”, e un deputato americano propose di vietare il rientro di Burton negli Stati Uniti per indisciplina morale.
Centinaia di fotografi inseguivano le loro auto a tutta velocità per le strade di Roma. Fu proprio in quell’epoca, ispirata dalla dolce vita romana e dall’ossessione per “Liz & Dick”, che si consolidò la figura del paparazzo.
Sì, la celebre foto fu scattata nel giugno del 1962 al largo dell’isola d’Ischia, dove la produzione si era trasferita per girare le scene navali della battaglia di Azio. Geppetti immortalò la coppia mentre prendeva il sole e si scambiava un bacio appassionato sul ponte dell’imbarcazione. Questa immagine fu acquistata e pubblicata dai giornali di tutto il mondo nel giro di poche ore.
L’ossessione per la loro relazione fu una lama a doppio taglio per la 20th Century Fox:
I rispettivi coniugi (Eddie Fisher e Sybil Williams) arrivarono a Roma nel tentativo disperato di salvare i propri matrimoni, creando scene madri e litigi nei camerini di Cinecittà.
Se da un lato il caos rallentava le riprese, dall’altro creò una curiosità morbosa senza precedenti. Milioni di persone volevano andare al cinema solo per vedere la chimica reale tra la Taylor e Burton nei panni di Cleopatra e Marco Antonio.
I due divorziarono dai rispettivi partner poco dopo la fine del film e si sposarono nel 1964. La loro unione fu una delle più tempestose e passionali della storia di Hollywood: tra regali leggendari (come il celebre diamante Taylor-Burton da 68 carati), litigi furibondi, alcol e un secondo matrimonio nel 1975 dopo il primo divorzio.
Cleopatra: ll canto del cigno di un'era irripetibile
Al di là dei debiti, degli scandali da prima pagina e dei bilanci sfuggiti di mano, Cleopatra rimane un miracolo di puro intrattenimento e artigianato cinematografico.
Nessuna immagine generata al computer (CGI) potrà mai replicare il peso visivo, la matericità e la grandiosità di un Foro Romano lungo centinaia di metri ricostruito a grandezza naturale a Cinecittà. Ogni colonna, ogni abito dorato intessuto a mano, ogni nave da guerra galleggiante nelle acque di Ischia e le migliaia di comparse che riempivano lo schermo raccontano un’epoca in cui Hollywood non temeva di sfidare l’impossibile per regalare agli spettatori un’esperienza visiva totale.
Cleopatra rappresenta il canto del cigno dell’era d’oro dei grandi kolossal: un’opera faraonica che ha quasi distrutto la studio che l’ha prodotta, ma che ha anche definito per sempre il concetto di “spettacolo cinematografico”.
Un’impresa titanica che, nel bene e nel male, ha cambiato la storia del cinema, della moda, dello stile, ricordandoci che la magia della settima arte, a volte, risiede proprio nell’audacia e nella follia di chi osa sognare senza porsi limiti.
Fonti
Hollywood – Taschen © 2025
Walter Wanger & Joe Hyams – My Life with Cleopatra: The Making of a Hollywood Classic
Kenneth L. Geist – Pictures Will Talk: The Life and Films of Joseph L. Mankiewicz (1978)
Peter Lev – Twentieth Century-Fox: The Zanuck-Skouras Years, 1935–1965 (© University of Texas Press, 2013)
Alex Ben Block & Lucy Autrey Wilson (ed.) – George Lucas’s Blockbusting: A Decade-by-Decade Survey of Timeless Movies (© HarperCollins, 2010)
Leonard Mosley – Zanuck: The Rise and Fall of Hollywood’s Last Tycoon (1984)
David Kamp (© Vanity Fair, aprile 1998) – “When Liz Met Dick”
Carlo Maria Franzero – The Life and Times of Cleopatra (1957)