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11 September, 2026

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Un’opera insolita, rara e per la quale normalmente non si fa la fila, è l’affresco di Domenico Torti, all’interno dei Palazzi Vaticani.

L’Allegoria dell’Arte Fotografica (o più precisamente della “Scienza della Fotografia”) è un affresco straordinario e insolito realizzato da Torti intorno al 1883-1884 nella Galleria dei Candelabri dei Musei Vaticani, per volontà di Papa Leone XIII.

È affascinante notare come la Galleria dei Candelabri sia una sorta di “capsula del tempo” dove il barocco incontra la rivoluzione industriale.

Domenico Torti, Allegoria dell’arte Fotografica (dettaglio) – Galleria dei candelabri, Palazzi Vaticani ©

Papa Leone XIII era estremamente affascinato dal progresso scientifico. Fu il primo pontefice la cui voce venne registrata e il primo a essere filmato da una cinepresa.

Il video venne realizzato da William Kennedy Laurie Dickson, che all’epoca lavorava per la Biograph (American Mutoscope and Biograph Company, (si ringrazia Gianluca della Maggiore, autore del volume Le vedute delle origini su Leone XIII. Vaticano, Biograph e Lumière – UTET per il recente ed eccezionale lavoro di ricerca intorno ai primi filmati girati in Vaticano, inizialmente attribuiti ai Fratelli Lumiere).

Il moderno Papa capì fin da subito la potenza della fotografia che trasformava l’immagine del pontefice (quadri, affreschi, dipinti) dell’epoca in impressioni dal vero, rendendo la fotografia un documento di fede, entrando nelle case di tutti i fedeli.
L’episodio è un capitolo tanto affascinante quanto importante, la Chiesa capisce che il cinema non è un “trucco” da esporre nei teatri, bensì il futuro della comunicazione di massa.

Questo filmato segnò la fine dell’epoca dell’allegoria (come quella dipinta da Domenico Torti) e l’inizio dell’epoca del Realismo: non c’era più bisogno di un angioletto dipinto che sorreggeva una macchina fotografica, perché la macchina stessa era diventata il testimone oculare della storia.

Fotogramma del video girato da Dickson, 1898 – Archivio Vaticano – Vatican News ©

Leone XIII commissionò a Domenico Torti un ciclo di affreschi che esaltasse non solo la religione, ma anche il connubio tra fede e scienza.

L’opera è singolare perché applica i canoni dell’allegoria classica (figure femminili fluttuanti, putti e vesti drappeggiate) a un oggetto tecnologico modernissimo per l’epoca, una macchina fotografica in legno con soffietto.

Una donna vestita di giallo, seduta tra le nuvole, che guarda verso il cielo (simbolo dell’ispirazione e della luce).
Accanto a lei, un “forzuto” angioletto sostiene con fatica una macchina fotografica d’epoca. La fotografia viene elevata al rango delle “Arti Maggiori”.
Torti la dipinge come lo strumento che permette alla “Verità” (sorella della Storia) di essere fissata per sempre grazie alla luce.
È affascinante vedere un oggetto meccanico e “industriale” dell’Ottocento inserito in una cornice decorativa di stampo neoclassico e rinascimentale.

Rappresenta uno dei primi casi in cui la fotografia viene celebrata ufficialmente come un’arte o una scienza degna di stare accanto alla pittura e alla scultura in un luogo di massima cultura come il Vaticano.
Non dimentichiamoci che la lotta tra arte e fotografia è durata per decenni e ha visto giganteschi promotori e altrettanto grandi oppositori.

Ma chi era Domenico Torti?

Nato a Roma nel 1830, Torti si formò in un ambiente profondamente accademico.
Studiò all’Accademia di San Luca, dove apprese il rigore del disegno e la tecnica dell’affresco. Il suo stile è un perfetto esempio di Purismo e Neoclassicismo tardo: un’arte che cercava di recuperare la chiarezza di Raffaello e dei maestri del ‘500, ma che non disdegnava l’accuratezza quasi fotografica (ironicamente) tipica del XIX secolo.

Torti lavorò su commissione sia nei Palazzi Vaticani sia in alcune chiese della capitale (come la Chiesa delle SS. Stimmate). Il suo stile era accademico, influenzato da maestri come Annibale Angelini, ma ebbe il merito di saper interpretare lo spirito di rinnovamento che il papato voleva comunicare alla fine del XIX secolo.
Morì a Roma nel 1890. La sua biografia si chiude proprio mentre il mondo dell’arte stava per essere travolto dalle Avanguardie.
Di Torti sappiamo che dipingeva senza ausilio di bozzetti fotografici, insolito per l’epoca, quasi a significare quanto rispetto ci fosse per entrambe le arti, pittura e fotografia.
Possiamo concludere dicendo che non usufruiva della tecnica fotografica come ausilio per il suo operato, ma che “semplicemente”, la celebrava nei suoi dipinti.

 

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